Qui di seguito alcuni articoli tratti dalle testate giornalistiche locali:
Io, violentata, picchiata e minacciata dal convivente. Ma grazie a Sos Rosa
sono uscita dal tunnel della paura»
Alice (nome di fantasia scelto dalla protagonista), 52 anni, sorriso aperto e
occhi vivaci, racconta in questa testimonianza cosa significa per una donna
subire violenza. È convinta che raccontare la sua storia, ora che ha ritrovato
la voglia di riprendere in mano la vita, sia importante per aiutare le molte
altre donne che sono nella stessa condizione ma per pudore, paura, vergogna,
perdita di amore per se stesse non osano denunciare chi le violenta e
maltratta. «Mio marito arrivava a casa ubriaco e aggressivo – racconta Alice -
io rivivevo scene di un passato famigliare, mio padre picchiava mia madre
quando di vino ne aveva bevuto troppo. Io conoscevo quei comportamenti. Mi
confidai con la mia dottoressa di base e lei mi ridiede forza e speranza, mi
fece capire che era possibile fare qualcosa. Mi mise in contatto con l’
assistente sociale, un uomo di profgonda sensibilità, e poi con l’associazione
Sos Rosa di Gorizia e Gradisca. Le volontarie sono state i miei angeli
custodi». Lo svela con un grande sorriso per la psicologa Caterina Di Dato e la
volontaria dello sportello antiviolenza Ernesta Sergiacomi che assistono alla
testimonianza. Alice inizia i colloqui con le psicoterapeuta di Sos Rosa,
lascia la casa del convivente, ma non ha un’alternativa dignitosa. Gli amici, i
fratelli la ospitano ma sono soluzioni temporanee poi tutti hanno i loro
problemi. Intanto l’uomo la perseguita, la raggiunge nei luoghi che lei
frequenta per insultarla o per convincerla a ritornare con lui. Gomme tagliate
e il sospetto della manomissione della sua auto le fanno vivere nella paura.
Nel frattempo, fatte le verifiche previste dalla procedure di presa in carico,
si rende disponibile una casa protetta gestita da Sos Rosa. In questo ambiente
sicuro e accogliente Alice ricomincia a vivere contando sull’affetto degli
amici e sul suo lavoro che le garantisce indipendenza economica. Resta nell’
appartamento protetto per un anno. Con l’aiuto dei legali dell’associazione
denuncia l’uomo, portando le fotografie del proprio corpo martoriato . «In
Questura ho incontrato funzionari che non mi hanno fatto sentire a disagio nel
raccontare fatti intimi e dolorosi, sono stati professionali ma attenti. Io
sapevo che al bisogno loro c’erano». Sono molto importanti le modalità e i
termini utilizzati nella denuncia per non minimizzare la gravità dei fatti e
dare informazioni corrette alle forze di polizia che svolgono le indagini,
spiega la psicologa Di Dato. «L’affetto degli amici non è sufficiente per
recuperare la coscienza di sé, per me sono stati fondamentali gli incontri
settimanali con le psicoterapeute, conversazioni che mi hanno aiutato a
riflettere su quanto mi stava accadendo». Alice toglie dalla borsetta una busta
verde, è la convocazione per l’udienza in Tribunale. «Ho paura di rincontrarlo
ma lo farò sicura di aver ritrovato la forza psicologica necessaria. Ho
recupero la fiducia negli altri e voglio guardare con ottimismo alla vita. Non
bisogna né tacere né nascondere, ma avere il coraggio di denunciare, solo così
le cose possono cambiare».
Margherita Reguitti
“Il Piccolo” di Gorizia, 17 dicembre 2009
-------------------------------------------------------------------------------------------------------
GORIZIA Combattere la violenza sulle donne uscendo dall'isolamento delle mura domestiche, parlando alle giovani generazioni di un comportamento indegno di una società civile. Punta sulla straordinaria forza del raccontare in teatro l'attività per il 2010 dell'associazione Sos Rosa, attiva nel Isontino con due centri antiviolenza a Gorizia e a Gradisca d'Isonzo. Il progetto prevede la messa in scena dello spettacolo "Vite di donne", libera elaborazione del testo di Dacia Maraini dal titolo "Passi affrettati". Un'iniziativa per le scuole superiori della provincia, sottolinea Ernesta Sergiacomi dell'associazione, articolata in due appuntamenti in programma al Kulturni dom di Gorizia il 27 febbraio e al teatro di Monfalcone il 6 marzo, resa possibile dai contributi del Club Soroptimist goriziano, che finanzierà l'acquisto dei libri della Maraini destinati alle scuole superiori coinvolte, e dall'assessorato provinciale alle Politiche giovanili.
L'idea del progetto è della presidente di Sos Rosa, Rosaria Di Dato, che, leggendo l'opera pubblicata nel 2007, l'ha condivisa con le volontarie dell'associazione per la sua realizzazione. Quattro delle 8 storie raccontate dalla scrittrice in poche pagine, una sintesi capace di rendere un dramma in 10 battute, vivranno sul palcoscenico, attraverso le voci, i corpi e le scenografie pensate per rappresentare la violenza, arma nell'atavico scontro di potere fra uomo e donna. Storie diverse per cultura, paese e contesto sociale, uguali nella sopraffazione, distanti negli epiloghi. Protagoniste Lhakpa, ragazza tibetana che, alla ricerca di una vita migliore, sceglie di diventare soldato nell'esercito degli occupanti cinesi e sarà violentata dai commilitoni. La belga Juliette, che vive l'inferno delle violenze domestiche, denuncia il marito ma poi ritratta, scissa fra la ribellione al sopruso e la speranza di un possibile cambiamento dell'uomo. Ancora la forza della ribellione della giovane Carmelina, che rende pubblica la violenza subita, aiutata dalla solidarietà di altre donne e, infine, il dramma dell'infanzia venduta e violata di Violca, bambina dell'Est ceduta dai genitori poveri, ingannati o coscienti della scelta.
L'elaborazione del testo e la trasposizione teatrale per Bianca Ledri, una delle interpreti assieme a Carla Berini, Mariangela Pacorig, Raffaella Cinti, Raffaella Pieruzzo, Elisabetta Millo e la voce fuoricampo di Rosaria Di Dato, hanno portato a sperimentare ed esprimere con linguaggi personali diverse reazioni emotive e stati d'animo, dai quali scaturisce la possibile liberazione da paure e ricatti. Prima di assistere allo spettacolo le studentesse e gli studenti delle classi quinte delle scuole superiori isontine che partecipano al progetto, riceveranno il libro della Maraini. Questo per avere la possibilità di fare un lavoro di analisi e comprensione dei contenuti e dello stile del testo, assieme a insegnanti e con il contributo della volontarie di Sos Rosa e socie del Club Soroptimist di Gorizia.
Margherita Reguitti
“Il Piccolo” di Gorizia, 7 gennaio 2010
-------------------------------------------------------------------------------------------------------
COMUNICATO STAMPA
STALKING: una legge che funziona, una legge che ha un bisogno vitale dello strumento delle intercettazioni, ma una legge che non va isolata, perché è tutt’uno con il maltrattamento. E’ il parere delle Di.re, Donne in rete contro la violenza l’associazione che raduna 54 centri antiviolenza a commento degli ultimi dati sul fenomeno e dell’iniziativa della ministra delle pari opportunità Mara Carfagna a proposito del ddl sulle intercettazioni.
I centri antiviolenza in Italia hanno lavorato lungamente per ottenere il risultato di una legge che, come in altri paesi, perseguisse lo stalking, di frequente prologo nella vita delle donne, di violenze più gravi fino all’omicidio. La bontà del nostro lavoro politico è oggi dimostrata dai primi risultati ottenuti dalla legge che ha consentito l’emersione di una violenza che finora era rimasta senza visibilità e tutela. Ce lo dicono i dati resi noti dal Nucleo atti persecutori dei carabinieri: (440 denunce al mese, 80 arresti, 85 ammonimenti, 108 divieti di avvicinamento al mese), ce lo dice la pratica quotidiana nei nostri centri, dalla quale ricaviamo soprattutto l’efficacia dello strumento dell’ammonimento. Senza lo strumento delle intercettazioni la legge resterebbe monca di uno strumento di accertamento indispensabile e bene dunque ha fatto, a nostro avviso, la ministra Carfagna a sottolineare la necessità che il decreto sulle intercettazioni non includa anche il reato di stalking.
“Vogliamo però sottolineare” commenta l’avvocata della Rete DI.Re Manuela Ulivi “ che la legge sullo stalking non deve e non può essere isolata dal resto dei maltrattamenti in famiglia, proprio perché spesso il reato perché il reato si compie nel momento in cui la donna decide di interrompere una relazione affettiva. In questi casi il reato che dovrà essere contestato, non dimenticando da dove proviene il comportamento del persecutore, è proprio quello dei maltrattamenti familiari. Abbiamo impiegato tanto tempo per fare emergere questa realtà, anche nelle aule di giustizia, ed ora non vorremmo che il reato più grave, come è quello dei maltrattamenti, non fosse riconosciuto, per dare rilievo al solo comportamento finale del persecutore, già maltrattatore”
-------------------------------------------------------------------------------------------------------

"Una donna uccisa dal proprio uomo, compagno, fidanzato, ogni tre giorni è una guerra a bassa intensità che accade tutti i giorni sotto gli occhi di tutti ma della quale non si parla."
Stefano Bellassai Gruppo Maschile Plurale
Dal 20 giugno scorso, in poco più di venti giorni sono state assassinate undici donne dal compagno o dall’ex. Tra le vittime anche un uomo, il nuovo fidanzato di una delle vittime. La più giovane aveva sedici anni, la più ‘vecchia’ poco più di quaranta.
In base ai dati statistici raccolti dalla Casa delle Donne di Bologna, in Italia una donna muore assassinata dal partner ogni due/tre giorni. Sono oltre 100 le donne che ogni anno, dopo anni di violenze e stalking vengono assassinate per mano di un familiare, oppure mentre stanno affrontando la separazione.
E’ significativo che il rischio di essere assassinata per una donna aumenti proprio quando sta affermando la propria volontà di interrompere la relazione. Il fenomeno del ‘femminicidio’ in Europa aumenta mentre complessivamente sono in calo gli omicidi anche quelli attuati dalla criminalità.
Che dire? Dopo un bollettino siffatto i non-italiani potrebbero chiedersi se si tratta di un’escalation pakistana, dall’acido solforico all’assassinio. Invece, è Italia.
In questi ultimi giorni, molti sono i commentatori ed i blogger che offrono un’analisi del fenomeno. Non tutte convincenti.
Ovviamente, c’è anche chi straparla: “Se la sono cercata”, “Le donne fomentano”, “Le donne esasperano”. C’è anche un blogger elvetico che chiede parità di informazione per uomini malversati e picchiati dalle donne. Addirittura, la Legge italiana sentenzia attenuanti alle condanne se la donna picchiata sapeva reagire o si dimostrava ‘poco vittima’.
Sembra, a volte, che si indulga più facilmente a capire questi delitti che non a condannarli tout court.
Per la nostra proteiforme opinione pubblica potrebbe andare bene quasi tutto – dall’insicurezza maschile, al contagio comportamentale (tipo le ondate di suicidi), dalla debolezza affettiva, all’attaccamento materno mai risolto – ma delle lacune (lagune, potremmo dire!) di cultura e civiltà non se ne può parlare?
Nonostante ci si riempia di indignazione e di pubbliche condanne, il mainstreaming italiano (di cui fa parte anche una sorniona e compiacente elite intellettuale) incita gli uomini a pensarsi onnipotenti e a disporre delle vite degli altri, mogli, amiche, compagne, fidanzate, madri e – non dimentichiamolo – figli. Sono i fatti che ce lo dimostrano.
Le donne diventano cose e in quanto cose possono essere buttate, distrutte, eliminate quando non sono più di colui che se ne sente proprietario. La logica dell’utilizzatore finale ha preso il sopravvento e, in effetti, a ben guardare, alle vittime dei numerosi reati non è offerta altra opzione che la FINE.
Si parla del “solito psicopatico”, del caldo che fa ammattire per portare fuori da noi il MOSTRO, illuderci che non si possa fare nulla.
E invece esiste un’EMERGENZA e riguarda le donne in primis perché soggetti deboli ma è trasversale a generi e etnie: il RISPETTO dell’altro è stato barattato con l’esercizio di POTERE sull’altro.
Non è più tempo di demandare.
E’ giunto il momento che ognuno di noi prenda coscienza della propria responsabilità sociale e civile.
Dobbiamo agire, promuovere una sensibilità che abbia a cuore i diritti degli altri, delle donne, dei deboli.
Siamo sicuri che l’immaginario stereotipato (donna/merce; donna/moglie e mamma) che riguarda il femminile e che investe POLITICA, MEDIA, PUBBLICITA’ non abbia un ruolo in tutto quello che sta succedendo?
Lo stesso Presidente Napolitano, riferendosi allo stile di comunicazione svilente per le donne parla di “contesto favorevole dove attecchiscono molestie sessuali, verbali e fisiche”.
Siamo sicuri che un cambiamento di percezione nei confronti del femminile e la promozione del rispetto non servano ad arenare il MOSTRO?
I ‘femminicidi’ ci riguardano TUTTI. Riguardano la nostra società. Riguardano gli uomini. Riguardano le donne. Riguardano i nostri figli e le nostre figlie.
Tocca a noi oggi. Domani è già troppo tardi.
Nadia Somma, Marika Borrelli, Francesca Sanzo
Il Centro Antiviolenza è a Gorizia in via Baiamonti,22.
| lunedì |
dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 19 |
|---|---|
| martedì mercoledì |
dalle 10 alle 13 |
| giovedì | dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 19 |
| venerdì |
dalle 10 alle 13 |
Telefono e fax: 0481/32954